Bio & Statement
Piervincenzo Nocera, nasce a Nocera Inferiore nel 1997. Nel 2017 consegue il Diploma al Liceo Artistico Sabatini-Menna di Salerno. Successivamente si iscrive alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli che abbandonerà dopo un anno per seguire la sua spiccata passione per l’arte figurative iscrivendosi al Corso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ad oggi approfondisce la sua ricerca tra figurazione e introspezione psicologica. Vive ed opera ad Angri (SA).
La ricerca di Rosso Perseo si sviluppa come un’indagine sulla possibilità di rendere visibili quelle strutture dell’esperienza umana che, per loro natura, sfuggono alla rappresentazione: dinamiche psicologiche, stati interiori, relazioni invisibili e processi inconsci. La pittura diviene il luogo in cui tali dimensioni trovano una forma simbolica, senza mai ridursi a un racconto illustrativo o autobiografico.
La figura umana costituisce il nucleo originario della ricerca, ma progressivamente perde la funzione di ritratto per assumere quella di presenza archetipica. Corpi, animali, paesaggi e personaggi simbolici concorrono alla costruzione di un immaginario autonomo, una geografia interiore in cui ogni elemento partecipa alla definizione di un sistema di relazioni piuttosto che alla semplice descrizione della realtà.
All’interno di questo universo il colore viene impiegato come linguaggio psicologico e non naturalistico; la materia pittorica assume un ruolo costitutivo del significato, trasformando la superficie del dipinto in uno spazio di esperienza. L’opera non rappresenta un’emozione, ma ne costruisce le condizioni percettive, invitando lo spettatore ad abitarne il funzionamento.
La ricerca si orienta verso la progressiva costruzione di una cosmologia simbolica della psiche, nella quale ogni lavoro costituisce un frammento di un unico universo narrativo in continua espansione. Figure ricorrenti, archetipi, elementi naturali e presenze fantastiche diventano strumenti attraverso cui interrogare i processi che regolano la percezione di sé, il rapporto con l’altro e la trasformazione dell’esperienza in immagine.
Più che offrire risposte, queste opere costruiscono spazi di riconoscimento, affidando al simbolo la possibilità di rendere condivisibile ciò che normalmente appartiene alla sfera dell’invisibile.